Storie di cuoio. Quella Fiumana che sfidò il lager

Una squadra “spezzata” che diede molti talenti al calcio italiano da cui venne esclusa passando sotto la ex Jugoslavia. Storie di calciatori che hanno combattuto o vissuto il dramma della deportazione. Una storia di piccoli eroi esemplari del pallone, che va dal 1918 al ’48 e che si può leggere nell’enciclopedico El balon fiuman. Quando su la torre era l’aquila (Litopress. Pagine 747. Euro 45,00), scritto da un puntiglioso “storico di cuoio”, Luca Dibenedetto. «Per quindici anni la Fiumana navigò in serie B, regalando al nostro calcio giocatori del calibro di Volk, il primo capocannoniere della Serie A a girone unico (1929-’30), i fratelli Varglien, Loik, e il “fuoriclasse assoluto”, Mihalic. Un trionfo, fino a quando la guerra non li strappò portandoli al fronte o costringendo, calciatori e “cittadini-tifosi” istriani a fuggire in Italia. Smistati, nei 109 campi profughi sparsi per la penisola, dove non sempre accolsero fraternamente i loro connazionali che fino ad allora avevano vissuto placidamente sull’altra sponda dell’Adriatico.

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