Fiume, maggio 1945. La fine del progetto autonomista zanelliano di “Fiume Libera”

A cura di Marino Micich

Nella bibliografia storica croata ancora oggi non si riesce a trovare un sufficiente riscontro critico della fine senza appello degli esponenti autonomisti zannelliani come Mario Blasich, Giuseppe Sincich, Nevio Skull e tanti altri. Non ci sono studi adeguati sulle deportazioni e sugli imprigionamenti indiscriminati di una grande parte di fiumani, non solo autonomisti, colpevoli solamente di voler decidere il proprio destino democraticamente a guerra finita. Il giudizio sugli autonomisti di Zanella da parte dei maggiori storici croati è stato sempre molto negativo e unilaterale. Il progetto di Fiume Stato Libero risorgerà durante la seconda guerra mondiale dopo l’abbattimento avvenuto con il colpo di mano fascista e nazionalista del marzo 1922 e la successiva annessione di Fiume al Regno d’Italia del 1924. Durante la secoda guerra mondiale dopo l’8 Settembre 1943 con la proclamazione dell’armistizio da parte italiana, Fiume si ritrovò di nuovo sotto il controllo militare e amministrativo germanico che instaurò la Zona del Litorale Adriatico.

Dall’Autunno 1943 fino al maggio 1945 sorsero a Fiume alcuni movimenti autonomisti per cercare una soluzione di compromesso adatta alla storia della città, da secoli un florido crocevia di popoli e culture in cui la convivenza della sua popolazione plurietnica era da sempre considerata un modello per altre parti d’Europa. Il movimento politico autonomista zannelliano era il più influente e meglio organizzato in città, perché poteva contare su un certo appoggio internazionale e sul fatto che lo Stato Libero fu il primo al mondo ad essere abbattuto dal fascismo. Gli autonomisti zanelliani divennero ovviamente un obiettivo da eliminare il primo possibile da parte del potere comunista jugoslavo. Infatti uno degli obiettivi della Lotta popolare di liberazione dal nazifascismo era l’annessione di Fiume e così dell’intera Venezia Giulia alla futura Repubblica Federale Popolare di Jugoslavia.

La mia relazione vuole mettere in risalto la fase finale dell’autonomia fiumana ancora oggi poco conosciuta e divulgata.

M.M.

Un pensiero su “Fiume, maggio 1945. La fine del progetto autonomista zanelliano di “Fiume Libera”

  • Il movimento autonomista zanelliano dell’ultima ora, non era prettamente zanelliano, contando tra gli altri personalità che addirittura erano ostili al movimrnto zanelliano, come Riccardo Gigante, tutto fuorché zanelliano. Mio nonno Ettore lo era sicuramente, dapprima come legionario dannunziano e poi ( come Gigante ) fascista di quel buon fascismo anessionistico della prima ora.
    Il colpo di mano di Giunta e camerati, preceduto dalla irruzione alle urne quando gli anessionisti si resero conto che i zanelliani stavano vincendo con un elettorato misto che comprendeva le minoranze croate e slovene, fu illegale, fu un atto di violenza ? O salvò Fiume da una deriva che faceva comodo ai popoli balcanici ( ivi compresi Slavi, Ungheresi , Rumeni e …austriaci )?
    Oggi non ci rendiamo conto ( imbevuti come siamo dal vessillo della liberta’ democratica e della democrazia nazional popolare) che ai tempi la storia la facevano in pochi ( in genere gli intellettuali borghesi ) come la Rivoluzione Francese, come la Rivoluzione Russa, come tutti gli atti di guerra degli Stati Uniti che preparano i golpe con la Cia e ci mettono i loro governi fantoccio.
    Per tornare a Fiume 43- 45 il nostro Micich non spiega cosa fu il Movimento Autonomista Liburnico. Non era zanelliano, pur avendo in sé personalità che erano state zanelliane.
    È vero che Gigante negli ultimi anni aveva rivisto criticamente la sua appartenenza al fascismo (gestito malamente da fascisti regnicoli che non conoscevano la realtà multietnica dei fiumani e che erano ” incattiviti ” dal disgraziato andamento della guerra ) ms sicuramente non era zanelliano. Alcuni critici storici avanzano l’ ipotesi che questa elite di autonomisti stessero proponendo una via di uscita autonomista che comunque fosse ” protetta ” dai tedeschi occupanti ( governo fantoccio ? ).
    In tale caso si può capire la furia dei titini nel perseguitare, uccidere tutti gli appartenenti al Movimento, che comunque aveva rifiutato le trattative con gli slavi.

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